Posso farlo. Questa marmaglia che eccelle in pochezza e crudeltà mi tocca marginalmente.
Ho passaporto italiano, per nascita e genealogia (evviva!).
Non mi importa nulla dell'aborto, di adozioni, di fecondazione assistita.
La violenza domestica non mi colpisce, è improbabile che subisca uno stupro, ancora meno pensabile l'eventualità di essere vittima di femminicidio.
Unioni civili e matrimoni gay non mi riguardano.
Non dovrei subire dirette conseguenze derivanti dai cambiamenti climatici, a meno che la situazione non precipiti in modo catastrofico entro pochi decenni.
Un po' mi dovrebbe preoccupare la distruzione economica, la voragine che stanno scavando sulla pelle di chi lavora, questo sì.
Ma, francamente, me ne infischio.
Guardo distrattamente lo sfacelo.
Blandamente mi indigno, non del tutto all'italiana (perché la memoria ce l'ho lunga, e quando non mi assiste vado a leggere cose dal passato, d'abitudine), ma in modo distaccato e disinteressato.
Eppure domenica andrò a votare.
Ho pensato di disertare le urne, ho pensato che non ne valga la pena, continuo a pensare che, francamente, me ne infischio.
Ma il mio voto vale uno. Ovvero nulla, potrebbe sembrare, tra i milioni di voti possibili.
Eppure, mi risuonano in testa queste parole:
"... qualunque azione vogliate non ammonterà più che a una singola goccia in un oceano sconfinato” - “Ma cosa è l’oceano, se non una moltitudine di gocce?” (dal film Cloud Atlas).
Per questo domenica contribuirò con la mia piccola, insignificante, inutile goccia. Alla fine il conto sarà tra chi, infischiandosene o meno, è in grado di vedere la direzione verso cui stiamo - ahimè - correndo, a tutta forza incontro a schianto sicuro, e chi non capisce, non vuole capire e non capirà.
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Memento: un bel tacer non fu mai scritto.