Non conosco la povertà, non conosco la fame.
Faccio parte dell'insieme delle persone privilegiate che hanno a disposizione tutto il necessario per sopravvivere e possono permettersi di desiderare e ottenere il superfluo.
Non conosco la ricchezza, non conosco l'opulenza.
Faccio parte di quell'insieme di persone privilegiate che lavorano per poter sopravvivere e potersi permettere di desiderare e ottenere il superfluo.
Considero un lusso poter scegliere come vestirmi, praticare attività fisica, leggere libri, avere sempre (troppo) cibo a disposizione, un'auto con cui spostarmi, tutto ciò che mi serve per difendermi dal freddo dell'inverno e dal caldo dell'estate, acqua a disposizione per l'igiene personale.
Penso sia un lusso che dovrebbe essere alla portata di tutti.
Non posso permettermi più di ciò che ho, e non intendo con questo soltanto ciò che possiedo, ma soprattutto ciò che vivo.
Devo operare continue scelte, per mantenere questo lusso che è tale, ne ho la piena consapevolezza.
Capita che dimentichi che vivo nel lusso, capita che mi spinga a desiderare qualcosa che no, non posso permettermi.
Viaggiare, per esempio, un'auto migliore. Abiti più costosi. Frequentare ristoranti più spesso che supermercati. Una casa più grande.
Scelgo, ogni giorno. A volte sono scelte obbligate: no, una vacanza in Australia, per dire, non rientra nel budget. Almeno per ora no. Una vacanza in Australia significherebbe nessun giorno libero per il resto dell'anno, e nessuna spesa "superflua" possibile per almeno un lustro.
E' frustrante? Immensamente. Finchè non penso che c'è chi non viaggia per piacere, c'è chi si sposta per disperazione, quella vera, c'è chi rischia la vita nella speranza sfuggire a morte certa, c'è chi lascia la propria patria per rincorrere il miraggio di un'aspettativa di vita migliore per i propri figli.
Non è frustrante invece decidere di non acquistare bottiglie di acqua potabile a prezzi spropositati, optare per oggetti il cui valore non sia determinato dal marchio, utilizzare gli oggetti fino ad usura, e non seguire le spinte al rinnovamento forzato (che è consumo ingiustificato).
Vivo nel privilegio, non conosco la povertà, ho tutto ciò che mi serve e molto di più.
Eppure, faccio parte della schiera dei "povery", odiosa storpiatura che non è neologismo.
Non ci sono risorse sufficienti per l'intera popolazione mondiale? Davvero?
E se cominciassimo a pensare che "decrescita" non significhi tornare all'età della pietra? Che non significhi rinunciare alle nostre comodità, al nostro stile di vita, ai prodotti che utilizziamo, ma soltanto indulgere a qualche cambiamento minore?
Ripensandoci, non importa.
Ho tutto ciò che mi serve e molto di più, e so che non capite.
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